Pensioni 2026:
tutti gli aumenti in arrivo con la nuova perequazione (+1,4%)
10/12/2025
Pensione

Il recente Decreto interministeriale 19 novembre 2025 (pubblicato in G.U. n. 277 del 28/11/2025) ha fissato la percentuale di perequazione automatica delle pensioni per il 2025 all’1,4%, con decorrenza dal 1° gennaio 2026. Un provvedimento atteso, che si inserisce nel quadro delle misure di tutela del potere d’acquisto dei pensionati, ma che merita una lettura attenta sia sotto il profilo tecnico che consulenziale.

La perequazione automatica delle pensioni trova fondamento nell’art. 11 del D.Lgs. 503/1992 e nelle successive modifiche (L. 724/1994, L. 41/1986, L. 448/1998, L. 388/2000). Il meccanismo prevede l’adeguamento annuale degli importi pensionistici sulla base della variazione dell’indice ISTAT FOI (senza tabacchi), con effetto dal 1° gennaio di ogni anno.
Il DM 19/11/2025 recepisce la comunicazione ISTAT del 3 novembre 2025, che attesta una variazione provvisoria dell’1,4% tra il 2024 e il 2025. Si tratta di un dato ancora suscettibile di conguaglio, in attesa dei valori definitivi per gli ultimi mesi dell’anno.

Applicazione per fasce: il sistema degli scaglioni

Uno degli aspetti più rilevanti, spesso sottovalutato nella comunicazione generalista, riguarda il sistema di applicazione della perequazione:

  • Fino a 4 volte il trattamento minimo INPS: rivalutazione piena (100% dell’indice, quindi +1,4%)
  • Tra 4 e 5 volte il minimo: rivalutazione al 90% (+1,26%)
  • Oltre 5 volte il minimo: rivalutazione al 75% (+1,05%)


L’aumento si applica per scaglioni, non sull’intero importo: ogni quota della pensione viene rivalutata con la percentuale prevista per la fascia di appartenenza. Questo sistema, introdotto per ragioni di sostenibilità finanziaria, comporta che l’incremento effettivo sia più contenuto sulle pensioni medio-alte.
Esempio pratico:

Tabella riepilogativa delle rivalutazioni


TM= Trattamento minimo

Focus sulle pensioni con Indennità Integrativa Speciale (IIS)

Il decreto ribadisce che, per le pensioni che prevedono la IIS (ex L. 324/1959), la perequazione si calcola separatamente sulla quota di IIS e sulla pensione base. È un dettaglio tecnico che, nella pratica consulenziale, richiede attenzione: errori di calcolo possono portare a stime errate degli importi futuri, con impatti anche sulle pratiche di liquidazione e ricalcolo.

Impatti pratici e criticità
  1. Sebbene l’adeguamento sia fondamentale per la tutela del potere d’acquisto, l’incremento netto in busta può risultare modesto, specie per le pensioni medio-basse, a causa della tassazione IRPEF e delle addizionali locali. È importante prendere coscienza che l’aumento lordo non coincide con il netto effettivamente percepito.
  2. L’adeguamento sarà operativo da febbraio 2026, con gli arretrati di gennaio pagati insieme. Tuttavia, la percentuale fissata è provvisoria: eventuali scostamenti dell’indice ISTAT nei mesi finali del 2025 saranno recuperati con conguaglio nel 2027. È quindi opportuno monitorare le circolari INPS per i valori definitivi e le istruzioni operative.
  3. L’aggiornamento dei trattamenti minimi e dell’assegno sociale segue la stessa logica, ma i valori precisi saranno confermati solo con la circolare INPS. Le stime attuali indicano un minimo intorno a 611 euro e un assegno sociale verso 545 euro, ma si tratta di dati da verificare.

Conclusioni

La perequazione 2026 rappresenta un tassello importante nella tutela dei pensionati, ma la sua reale efficacia dipende da molteplici fattori: andamento dell’inflazione, struttura delle fasce, impatto fiscale e tempestività degli adeguamenti. Il ruolo del consulente del lavoro resta centrale per tradurre la norma in pratica, offrendo supporto sia ai pensionati che alle aziende.

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