La manovra del 2026 non ha prorogato la pensione anticipata flessibile (cosiddetta «quota 103») né l’opzione donna per l’anno in corso; è stata invece confermata la ape sociale sino al 31 dicembre 2026, mantenendo le medesime condizioni applicate nell’annualità precedente.
Trattamento di Vecchiaia e Anticipato
Al momento non sono previste modifiche normative. Il conseguimento della pensione anticipata richiede, attualmente, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (2227 settimane) e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne (2175 settimane), indipendentemente dall’età anagrafica. Tale prestazione è soggetta a un differimento della decorrenza del primo rateo pari a 3 mesi dalla maturazione dei requisiti pensionistici, applicabile sia ai lavoratori del settore privato che pubblico. Si segnala che, per i lavoratori iscritti alle ex casse di previdenza amministrate dal Tesoro (CPDEL, CPI, CPS e CPUG), la finestra mobile nel 2026 sarà pari a 5 mesi.
Per il pensionamento di vecchiaia, è necessario aver raggiunto 67 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione.
I lavoratori dipendenti impegnati in mansioni particolarmente difficoltose e rischiose, come definiti dal decreto del ministero del lavoro del 5 febbraio 2018, con almeno 30 anni di contribuzione e non titolari dell’APE sociale al momento del pensionamento, possono accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi. Per la pensione di vecchiaia non è previsto alcun slittamento della decorrenza: il trattamento pensionistico decorre, di norma, dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti.
Quota 103
La cosiddetta Quota 103, che prevede la possibilità di accedere alla pensione con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, non è stata prorogata per l’anno 2026. Tuttavia, rimane accessibile a coloro che hanno maturato tali requisiti entro il 31 dicembre 2025.
I lavoratori che scelgono di andare in pensione con Quota 103 sono soggetti ad alcune penalizzazioni introdotte dal legislatore negli ultimi due anni. In particolare, il calcolo della pensione avviene interamente secondo il sistema contributivo, anche se il lavoratore ha periodi coperti dal sistema retributivo.
Un altro limite importante riguarda l’importo della pensione: fino al compimento dei 67 anni di età, l’assegno non può superare quattro volte il trattamento minimo INPS. Ciò significa che, anche qualora il calcolo contributivo determinasse un importo superiore, la prestazione sarà comunque soggetta a tale massimale fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Infine, la decorrenza del primo rateo pensionistico non è immediata. Per i lavoratori del settore privato, la pensione potrà essere effettivamente erogata solo dopo che siano trascorsi sette mesi dalla maturazione dei requisiti; per i dipendenti del pubblico impiego il periodo di attesa è invece di nove mesi.
Ape social
Nel quadro delle misure previdenziali confermate per il 2026, la legge n. 199/2025 ha previsto il rinnovo dell’APE Sociale, uno strumento di sostegno destinato alle categorie di lavoratori più vulnerabili. Questa prestazione, pensata per agevolare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, si rivolge a specifici profili che si trovano in condizioni particolarmente svantaggiate.
L’APE Sociale può essere richiesta da:
- Disoccupati che abbiano esaurito integralmente il periodo di fruizione dell’indennità di disoccupazione
- Invalidi civili con un grado di invalidità pari almeno al 74%
- Caregivers, ovvero coloro che assistono con continuità un familiare convivente con handicap grave
- Lavoratori addetti ad attività particolarmente difficoltose e rischiose, così come individuate dalla normativa vigente
Per poter accedere all’APE Sociale nel 2026, è necessario soddisfare determinati requisiti anagrafici e contributivi. L’età minima richiesta è fissata a 63 anni e 5 mesi. Per quanto riguarda il requisito contributivo, sono richiesti almeno 30 anni di contributi, che salgono a 36 anni per coloro che hanno svolto attività classificate come particolarmente difficoltose e rischiose.
Questa misura si conferma quindi come un importante strumento di tutela e flessibilità per chi si trova in condizioni di maggiore fragilità, offrendo la possibilità di accedere anticipatamente al trattamento pensionistico rispetto alle regole ordinarie.
Regime Donna
Il regime dell’Opzione Donna non è stato oggetto di proroga per il 2026. Di conseguenza, l’accesso a questa modalità di pensionamento anticipato sarà possibile esclusivamente per le lavoratrici che abbiano maturato 61 anni di età e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2024. Tuttavia, non tutte le lavoratrici possono beneficiarne: occorre rientrare in uno dei tre profili di tutela previsti dalla normativa.
- Caregivers: lavoratrici che assistono con continuità un familiare convivente con handicap grave
- Invalidità civile: donne che possiedono un grado di invalidità civile pari o superiore al 74%
- Lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese in crisi: coloro che sono state licenziate oppure lavorano presso aziende per cui è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura di cui all’articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n. 296
È previsto uno sconto di un anno sul requisito anagrafico per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Pertanto, una lavoratrice con due figli potrà accedere al regime con 59 anni di età. Per le lavoratrici rientranti nel profilo “aziende in crisi” (profilo c), il requisito anagrafico è fissato a 59 anni, indipendentemente dal numero di figli.
Le altre deroghe
Deroghe per Mansioni Usuranti e Lavoratori Precoci
Nel quadro delle opzioni di pensionamento anticipato, è importante evidenziare le deroghe specifiche rivolte agli addetti alle mansioni usuranti e al lavoro notturno, così come ai lavoratori precoci. Per il 2026, la normativa vigente non introduce modifiche rispetto agli anni precedenti, confermando quindi i requisiti agevolati già previsti.
Addetti a Mansioni Usuranti e Notturni
Gli addetti alle mansioni considerate usuranti e coloro che svolgono lavoro notturno continuano a beneficiare dei requisiti ridotti stabiliti dal Decreto Legislativo n. 67/2011. Nel dettaglio, nel 2026 sarà possibile accedere al pensionamento anticipato con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. È inoltre necessario il perfezionamento del cosiddetto quorum 97,6, che rappresenta la somma dell’età anagrafica e degli anni di contribuzione richiesti.
Lavoratori Precoci
Anche per i lavoratori precoci non sono previste novità per il 2026. Rimane dunque confermato il requisito contributivo ridotto: possono accedere al pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, a condizione che abbiano svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del compimento del 19° anno di età e che rientrino in uno dei profili di tutela previsti dalla normativa. Tali profili includono:
- Disoccupati che abbiano esaurito integralmente l’indennità di disoccupazione
- Invalidi con un grado di invalidità almeno pari al 74%
- Caregivers che assistano con continuità un familiare convivente con handicap grave
- Addetti ad attività particolarmente difficoltose e rischiose, come individuate dal decreto del Ministero del Lavoro del 5 febbraio 2018
- Addetti a mansioni usuranti e notturni di cui al Dlgs n. 67/2011
Queste deroghe rappresentano strumenti fondamentali di flessibilità, garantendo la possibilità di accesso anticipato al trattamento pensionistico per chi si trova in situazioni di particolare disagio o fragilità, senza dover attendere il raggiungimento dei requisiti ordinari previsti dalla legge.
Il Regime dei Contributivi Puri
I lavoratori che non hanno maturato alcuna anzianità assicurativa al 31 dicembre 1995 rientrano nel cosiddetto regime dei “contributivi puri”. Per questa categoria, la normativa prevede requisiti specifici per l’accesso sia alla pensione di vecchiaia ordinaria che alle forme anticipate.
Pensione di Vecchiaia Ordinaria
Il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria si matura al compimento dei 67 anni di età, a condizione che risultino versati almeno 20 anni di contributi. Un ulteriore vincolo riguarda l’importo della pensione: il rateo spettante deve essere almeno pari a una volta il valore dell’assegno sociale. In alternativa, il pensionamento è comunque possibile al raggiungimento dei 71 anni di età, purché vi siano almeno 5 anni di contribuzione “effettiva”, cioè derivante da effettivo lavoro, a prescindere dall’importo della prestazione.
Pensione Anticipata Contributiva
Per chi intende accedere alla pensione in anticipo, la normativa consente il pensionamento a 64 anni di età unitamente a 20 anni di contribuzione “effettiva”, ma solo se il rateo pensionistico risulta almeno pari a tre volte il valore dell’assegno sociale. Per le donne, questo requisito si riduce a 2,8 volte in presenza di un figlio e a 2,6 volte con due o più figli. È importante notare che, fino al compimento dei 67 anni, l’importo della prestazione non può superare cinque volte il trattamento minimo INPS, pari a 2.993 euro lordi al mese. Inoltre, la decorrenza della prestazione è soggetta a una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.
Pensione Anticipata Ordinaria
In alternativa alle condizioni sopra descritte, è possibile accedere alla pensione anticipata raggiungendo un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (ridotta a 41 anni e 10 mesi per le donne), indipendentemente dall’importo della prestazione. Anche in questo caso si applica una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti prima della decorrenza della pensione.
Regimi Pensionistici Armonizzati
Nel panorama previdenziale italiano, esistono specifiche disposizioni che regolano l’accesso al pensionamento per alcune categorie di lavoratori, i cosiddetti “armonizzati”. Anche per il 2026, questi lavoratori continuano a beneficiare di requisiti anagrafici e contributivi differenti rispetto alla generalità degli assicurati.
In particolare, tali regole particolari si applicano al personale appartenente ai comparti della difesa, sicurezza e soccorso pubblico, agli iscritti al fondo volo, al fondo di previdenza per gli sportivi professionisti e al fondo clero. Per queste categorie, la normativa prevede condizioni di accesso alla pensione che tengono conto delle specificità e delle esigenze dei rispettivi settori di appartenenza, introducendo requisiti meno stringenti in termini di età e anzianità contributiva rispetto a quelli previsti per la maggior parte dei lavoratori.
Ulteriori agevolazioni sono riconosciute agli autoferrotranvieri per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: per questi lavoratori, così come per determinati profili professionali iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (Fpls) e per alcune categorie di lavoratori marittimi, sono previsti requisiti anagrafici ridotti. Tali differenziazioni mirano a tutelare chi svolge attività considerate particolarmente gravose, oppure caratterizzate da specifiche condizioni lavorative, attraverso un anticipo nella possibilità di accedere alla prestazione pensionistica.