Pensioni 2026: cosa cambia davvero tra manovra, ape sociale e perequazione
31/12/2025
Pensione

Il capitolo “pensioni” della Legge di Bilancio 2026 segna uno spartiacque: meno canali di anticipo, più secondo pilastro (previdenza complementare) e piccoli ritocchi agli importi, in attesa degli scatti legati alla speranza di vita dal 2027.
In sintesi: addio a Quota 103 e Opzione Donna, proroga dell’APE sociale, abolizione del cumulo delle rendite dei fondi pensione per l’accesso nel contributivo, auto adesione ai fondi complementari per i neoassunti, e perequazione 2026 +1,4% con minimo a 611,85 €.

In evidenza

Età e requisiti: gli scatti sono spostati al 2027–2028

La manovra conferma l’adeguamento graduale all’aspettativa di vita: +1 mese nel 2027 e +2 mesi nel 2028. Perciò la vecchiaia passerà a 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028; l’anticipata ordinaria salirà a 42 anni e 11 mesi (uomini; 41 anni e 11 mesi donne) nel 2027 e 43 anni e 1 mese (un anno in meno per le donne) nel 2028. Usuranti/gravosi restano temporaneamente esentati dagli scatti. Per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, il testo introduce un incremento specifico dei requisiti, con un profilo più severo rispetto al regime generale.

Anticipi: stop a Quota 103 e Opzione Donna; resta l’APE sociale

Dal 1° gennaio 2026 non vengono prorogate né Quota 103 né Opzione Donna; i diritti maturati entro le scadenze valgono per cristallizzazione. L’unico canale generalizzato di flessibilità che rimane è l’APE sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026 alle condizioni vigenti (63 anni e 5 mesi, 30/36 anni di contributi con categorie tutelate; indennità fino a 1.500 € lordi). Sulle uscite per lavoratori precoci e usuranti, la manovra prevede una riduzione progressiva dei fondi dal prossimo decennio, con effetti prospettici sulle platee finanziate.

Contributivo “puro” e secondo pilastro: abolizione del cumulo e auto adesione

Viene abrogata la norma (introdotta nel 2025 ma di fatto mai operativa) che consentiva, per chi è interamente nel contributivo, di sommare la rendita di previdenza complementare per raggiungere le soglie di importo richieste per l’anticipata o la vecchiaia contributiva; restano quindi le soglie di 3 volte l’assegno sociale per l’anticipata contributiva (con varianti per madri) e 1 volta l’assegno sociale per la vecchiaia contributiva. Parallelamente, dal 1° luglio 2026 scatta la adesione automatica (con 60 giorni per rinunciare o scegliere altra forma) alla previdenza complementare per i dipendenti privati alla prima assunzione; si amplia inoltre la platea di aziende tenute a conferire il TFR al Fondo Tesoreria INPS (gradualmente fino alle imprese con almeno 40 dipendenti dal 2032).

Perequazione 2026: +1,4% e minimo a 611,85 €

Sul fronte importi, l’INPS ha ufficializzato la rivalutazione provvisoria +1,4% dal 1° gennaio 2026 (con guadagni pieni fino a 4 volte il minimo e ridotti sopra tali soglie); il trattamento minimo sale a 611,85 € mensili (7.954,05 € annui). La rivalutazione segue il consueto schema a fasce: 100% dell’indice fino a 4 volte il minimo (+1,4%), 90% tra 4 e 5 volte (+1,26%), 75% oltre 5 volte (+1,05%).
Per le pensioni di importo pari o inferiore al minimo, è previsto un incremento aggiuntivo che porta l’assegno base indicizzato fino a circa 619,8 €, accanto agli interventi mirati della manovra su alcune maggiorazioni.

Settore pubblico: anticipo TFS/TFR e finestre

Per i dipendenti pubblici che cessano per limite di età, la manovra riduce a 9 mesi (da 12) il termine di erogazione del TFS/TFR; restano le regole ordinarie sulle finestre di decorrenza per l’anticipata (oggi 3 mesi), con eventuali allungamenti solo dal 2032 in avanti secondo gli emendamenti discussi.

Che cosa significa per HR e aziende

Per le direzioni HR il 2026 richiede pianificazione attenta delle uscite e della previdenza complementare: l’auto adesione e l’estensione dell’obbligo di conferimento del TFR al Fondo INPS impattano sui flussi finanziari e sulla contrattazione. È opportuno rivedere policy, informative e processi di onboarding per garantire scelte consapevoli ai neoassunti e corretta gestione del silenzio assenso.

Consulenza previdenziale “take away”

  • Se ti mancano <24 mesi all’uscita: verifica cristallizzazione di eventuali requisiti 2025 (misure cessate) e valuta APE sociale come ponte alla vecchiaia
  • Se sei “contributivo puro”: punta su tasso di sostituzione e secondo pilastro; l’abolizione del cumulo rendite impone piani d’uscita più prudenziali
  • Se sei HR: aggiorna i workflow su auto adesione/TFR e forma i manager. Le scelte entro 60 giorni vanno supportate con materiale chiaro e simulazioni

 

FAQ finali

Posso ancora andare in pensione con Quota 103 o Opzione Donna nel 2026?
No, non sono prorogate dal 1/1/2026. Vale la cristallizzazione per chi ha maturato i requisiti entro il 2025.

L’APE sociale è stata rinnovata? Con quali requisiti?
Sì, fino al 31/12/2026: 63 anni e 5 mesi, 30/36 anni di contributi a seconda della categoria (disoccupati, caregiver, invalidi, gravosi). Importo fino a 1.500 € lordi, 12 mensilità.

Quanto aumentano gli assegni nel 2026?
+1,4% (pieno fino a 4× minimo), minimo a 611,85 €; incrementi ridotti sopra le soglie. Possibile conguaglio l’anno successivo.

Cosa cambia per i neo assunti sul TFR?
Dal 1/7/2026 scatta la auto adesione al fondo complementare del CCNL con 60 giorni per decidere diversamente; si amplia l’obbligo di conferire il TFR al Fondo Tesoreria INPS per più aziende.

Sono nel contributivo puro: posso usare la rendita del fondo per raggiungere la soglia di importo?
No: la manovra 2026 abroga il cumulo delle rendite complementari per raggiungere le soglie dell’anticipata/vecchiaia contributiva.

Conclusione

Il 2026 porta cambiamenti profondi: stop ai vecchi canali di anticipo, nuove regole sul TFR, auto adesione alla previdenza complementare e una pianificazione delle uscite sempre più strategica.

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